Incroci culturali

incontro multiculturale

le nostre iniziative

Posted by admin On gennaio - 15 - 2011ADD COMMENTS

29 maggio 2011 – “Cogli-L’arte”  mostra di pittura e fotografia

Il Circolo Culturale Incroci promuove la nuova iniziativa Cogli-L’arte attraverso la quale presentare esempi di pitture e fotografie realizzate da artisti con la passione per la pittura e le arti figurative in genere.

La mostra si terrà il giorno 29 maggio prossimo, dalle ore 9:00 alle ore 19:00,  presso il chiostro della piazzetta
Del crocefisso di Cogliate adiacente la farmacia.

Per ulteriori informazioni rivolgersi presso la cartoleria Giobbio Emilio (02 9660859).

Scarica la locandina dell’iniziativa in PDF


marzo 2011 – Corso di Inglese Intermedio

Il Circolo Culturale Incroci raccoglie le adesioni per l’avviamento del corso di lingua Inglese Intermedio.
Il corso avrà una durata di 24 ore complessive, con impegno di due ore settimanali.

Le persone interessate sono invitate a rivolgersi presso la cartoleria Giobbio Emilio (02 9660859).

Scarica la locandina dell’iniziativa in PDF

Scarica il programma del corso in PDF

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Premiazione Concorso Letterario 2010

Posted by admin On ottobre - 22 - 2010ADD COMMENTS

Concorso Letterario: serata di premiazione
Sabato 16 ottobre 2010, presso la sala polivalente “Carlo Cattaneo” in Via Trento – Cogliate, si sono svolte le fasi di premiazione dei vincitori del concorso letterario.

Il presidente del circolo Ilaria Sdrubolini ha condotto la serata alla quale, oltre agli autori dei testi, hanno partecipato Picco Luciana Antonia Sindaco del “Comune di Cogliate”, Gabriele Bassani del giornale “Il

Notiziario” e Giorgio Ponti responsabile della filiale di Cogliate della “Banca di Credito Cooperativo di Barlassina”.

Dopo aver ricordato le motivazioni che hanno determinato il concorso e ringraziato “Il Notiziario”, la “Banca di Credito Cooperativo” e l’amministrazione del “Comune di Cogliate” per aver sostenuto l’iniziativa, Ilaria ha descritto le modalità con le quali la giuria ha valutato gli elaborati pervenuti, indicando quindi i sei ritenuti migliori. La cortesia e la bravura di Sara Frattini, che ha letto con trasporto le poesie ed i racconti premiati, ha permesso al pubblico presente di apprezzarne contenuti e stile. Read the rest of this entry »

Premio letterario “i colori della cultura”

Posted by admin On agosto - 14 - 2009ADD COMMENTS

Norme a tutela dei partecipanti
Gli elaborati inviati dai partecipanti al segente indirizzo e-mail: incrocieconcorsi@gmail.com dovranno contenere come dati identificativi di intestazione: nome, cognome, sezione Adulti o Scuole. L’amministratore del sito garantisce che la raccolta dei dati identificativi, per tutta la fase che la Giuria impiegherà a valutare gli elaborati non saranno  ne resi pubblici ne abbinati al testo.
Adriano Barcella
Scarica e leggi il regolamento PDF
Vedi la locandina PDF

Santiago

Posted by admin On agosto - 14 - 2009ADD COMMENTS

pellegrini34 aprile – 24 luglio 2008
A piedi da Saronno a Santiago de Compostela
Oltre 3 milioni di passi tra luoghi, storia, miti, leggende e spiritualità. Un pellegrino alla soglia del III millennio.
Durante il mio cammino ho incontrato molte persone, in particolare giovani, che si ponevano domande sul significato di essere pellegrini nel XXI secolo.
Queste domande nascevano da diverse motivazioni: devozione, fede, spiritualità, curiosità culturale…. Nel mio caso la motivazione iniziale è stata la curiosità culturale, il fatto di camminare percorrendo vecchi sentieri di antiche vie romane e medioevali mi affascinava. Una curiosità che mi ha fatto scoprire molto altro. Per esempio, che camminando si scandiscono le ore, i giorni, i mesi più o meno velocemente, secondo i propri desideri e la propria curiosità il cammino può essere eseguito in modo affrettato o rallentato.
Che camminare è un istinto, un desiderio, una vocazione; muoversi sul terreno, scoprire l’ambiente, vedere cose nuove, incontrare gente diversa è un’esigenza che soddisfa bisogni profondi. E ancora, camminare è una pratica che risale alla notte dei tempi, quando l’uomo non aveva ancora coscienza di sé: milioni d’anni fa i nostri progenitori si spostavano già sulla superficie terrestre, e, con l’andare del tempo, riempirono di significati culturali quell’atto istintivo per la sopravvivenza.
Il cammino mi ha fatto comprendere in prima persona che cosa significa spostarsi senza muovere un passo: è quello che accade nei paesi ricchi, dove si viaggia, ci si sposta in modo tanto facile da non accorgersi quasi di transitare da una faccia all’altra della Terra. Camminare oggi diventa sempre più una questione di scelta, mirata a soddisfare raffinate esigenze culturali e come tale interpretabile in tanti modi diversi.
Scrittori, filosofi hanno raccontato molte riflessioni intorno al piacere del camminare, traendo spunti anche dalle loro esperienze personali, una nuova arte di vivere la propria avventura interiore.
Anche per me camminare ha significato cominciare a cogliere l’occasione per fare il punto sul proprio modo di vivere, a prendere in considerazione la reale possibilità di combinare il vivo desiderio interiore con il piacere dell’esistenza.
Camminare significa muoversi contando solo sulle proprie forze, osservando particolari, raccogliendo suggerimenti del mondo esterno e stabilendo un contatto sincero con le considerazioni sulla propria vita e sul modo di condurla.
I luoghi che ho visitato, il panorama che ho incontrato sono armoniosi, tutto è reso più lento, le immagini si sono avvicendate in modo ordinato e senza sfumature, non come i paesaggi visti dal finestrino di un treno o seduti in auto attraverso il parabrezza.
Camminare dunque come passione, gusto di scegliere, arte, modo di vivere: questo è stato il mio cammino da “Pellegrino”, con l’obiettivo di interpretare pienamente la condizione itinerante dell’uomo viaggiatore.
“Fare il pellegrino” è stata per me una scelta personale: sono entrato in uno spazio diverso, con ritmi, esigenze, conoscenze, esperienze nuove rispetto a quelle della quotidianità familiare e sociale nella quale fino a quel momento ero vissuto. Ho potuto sperimentare un nuovo rituale, incentrato sul distacco e sulla cerimonia della partenza e sulla frattura che si è gioco forza determinata tra la vita ordinaria e la mia nuova condizione “itinerante”.
Non a caso, la stessa definizione di “Peregrinus” indica la non appartenenza ai luoghi che si attraversano.
Una condizione che posso dire di aver vissuto: questa diversità, questa estraneità dai Paesi che ho attraversato ha fatto nascere in me un forte senso d’identità con coloro che percorrevano con me la stessa via e che condividevano il medesimo destino: così sono nati eccezionali vincoli che permangono anche oltre la fine del pellegrinaggio.
Sono entrato a far parte di una “Societas” sovranazionale, che non ha regole scritte, ma affinità, segni di identificazione, interessi e necessità comuni, quasi una nuova e più complessa civiltà nella quale il pellegrino italiano o quello spagnolo, quello tedesco o quello francese, quello inglese o quello americano si riconoscono; una societas di persone di provenienza, di condizione sociale, di culture diverse, che per mesi ha una meta e problemi in comune. Che non ha nessuna regola scritta, ma consuetudini, simboli e comportamenti trasmessi dalla tradizione e garantiti, mantenuti vivi dalle particolari strutture sorte intorno ai pellegrini e al Cammino, come in Spagna gli “albergue”, centri di accoglienza presenti su tutto il cammino paragonabili ai nostri ostelli, gestiti da hospitaleros volontari appartenenti a confraternite o associazioni spagnole di sostegno al Cammino di Santiago.
Proprio in Spagna, in particolare lungo la via lattea (cammino di Santiago de Compostela), ho scoperto che luoghi, natura, arte, storia e spiritualità tendono a essere tutt’uno.
Spesso il termine “spiritualità” viene equiparato alla “fede religiosa”, ma anche i non credenti rivendicano una propria dimensione spirituale, di meditazione e riflessione.
Sul Cammino ho vissuto la spiritualità. Una spiritualità aperta alla ricerca e basata sull’esperienza personale, sul presupposto che ogni persona è diversa dalle altre, che la scelta è spesso lasciata all’individuo, alla sua sensibilità e alla sua capacità critica, anche nei confronti di se stesso, secondo una inevitabile, continua e soprattutto necessaria autocritica.
Perché, come dicevo all’inizio, per affrontare un cammino di circa quattro mesi occorre essere determinati, un cammino di oltre 3 milioni di passi è uno sforzo psico/fisico prolungato che si affronta soprattutto con la “testa”.
Pioggia (ha piovuto per circa due mesi), freddo (in particolare durante il passaggio delle Alpi) e caldo (come quello delle mesetas) sono stati i miei compagni di viaggio. È stato il cervello, con le mie convinzioni, a farmi accettare allo stesso modo entusiasmo e scoramento.
Il cammino, per me, è stato soprattutto un fatto privato, ma può diventare formativo per i giovani, prima dei più importanti cambiamenti della loro vita.
Tra miti, leggende e tradizioni, sul cammino se si è fortunati si possono trovare persone speciali, come quelle che ho avuto la fortuna di conoscere io: tra queste, Ramón López Caneda, un pellegrino hospitalero itinerante, nonchè professore di storia dell’arte all’università di Gran Canaria, una persona di grande umanità con una grande devozione verso San Giacomo il Maggiore. Con lui ho camminato in terra di Spagna, e grazie a lui ho vissuto il Cammino in modo molto suggestivo, sotto molti aspetti poco conosciuti ma fortemente legati alla tradizione e alla storia della “Via Lattea”.
Angelo Basilico

news dal circolo

Posted by admin On agosto - 4 - 2009ADD COMMENTS

A seguito della buona partecipazione di pubblico alla mostra ” volti e luoghi della Cogliate che era”.  Il Circolo d’intesa con Paolo Basilico ha deciso  di prorogare l’apertura della mostra anche Domenica 1 novembre dalle ore 10,00 alle 12,30 dalle ore 14,30 alle 19,30. Durante la giornata di apertura saranno proiettati filmati realizzati dall’autore

Sud Africa

Posted by admin On agosto - 4 - 2009ADD COMMENTS

La verità non ha colore

Aguzzini e vittime dell’apartheid testimoniano alla
Commissione per la verità e la riconciliazione del Sud Africa

Il libro contiene brani di ventuno testimonianze emblematiche rese in Sud Africa alla Commissione per la verità e la riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission) presieduta dall’Arcivescovo anglicano Desmond Tutu e voluta, nel 1995, da Nelson Mandela, Presidente del Nuovo Sud Africa.
Temi portanti del libro sono la violazione dei diritti umani e la riconciliazione. Argomenti strettamente legati a questi sono l’educazione alla pace, i diritti umani, la risoluzione pacifica dei conflitti, l’antirazzismo, l’ascolto dell’altro. Queste tematiche hanno avuto nella Commissione per la verità e la riconciliazione lo strumento per la ricostruzione della verità, la restituzione della dignità alle vittime dell’apartheid, il recupero della memoria storica e l’avvio del processo di  riconciliazione nazionale.
Sedici delle ventuno testimonianze contenute nel libro sono corredate da note esplicative e d’approfondimento. Inoltre, il libro propone una sezione “Documenti” con:

• una riflessione sul fenomeno dei perpetrator (gli aguzzini e i torturatori sudafricani) e sul  processo di riabilitazione degli ex perpetrator e delle ex vittime;
• un estratto delle conclusioni del presidente della Commissione, Desmond Tutu;
• una scelta di messaggi inviati alla Commissione dal Sud Africa e dal resto del mondo.

La Commissione fu istituita “come meccanismo per gestire le ingiustizie del passato: perché altrimenti quelle stesse ingiustizie avrebbero continuato ad affliggere il nuovo governo e a minacciare le fragili strutture della nuova democrazia del Sud Africa” (Desmond Tutu).
Le testimonianze degli ex aguzzini, delle ex vittime e dei partecipanti alla guerra di liberazione dell’uno e dell’altro fronte hanno costituito una soluzione originale per il superamento di conflitti altrimenti insanabili in un paese profondamente martoriato.
La Commissione non è stata un tribunale e quindi non emetteva sentenze: “La Truth and Reconciliation Commission non fa giustizia ma verità” (Nelson Mandela). Una verità non ideologica, politica o filosofica, ma la verità dei fatti imbavagliata e incatenata nelle camere di tortura e nei luoghi protetti da silenzio dove operavano gli aguzzini del regime di apartheid.
Il percorso di riconciliazione in Sud Africa non ha precedenti nella storia: la sua peculiarità nasce anche dalla particolare procedura per cui chi era stato implicato in crimini contro i diritti umani durante il regime dell’apartheid poteva chiedere e ottenere l’amnistia in cambio di una completa confessione: “la libertà in cambio della verità”.
Per ottenere l’amnistia veniva quindi richiesta l’ammissione dettagliata, completa e pubblica dei propri crimini: ciò comportava, di per sé, una punizione esemplare, una mutata valutazione dei propri atti e, a livello soggettivo, un’esperienza quasi sempre traumatica.
Alcune vittime, o i loro familiari, hanno concesso il perdono ai loro aguzzini.
Il lavoro della Commissione per la verità e la riconciliazione del Sud Africa è stata definita da molti come una sorta di “autoanalisi collettiva” di un intero paese. Un paese che, per la prima volta nella storia, ha saputo piegarsi all’ascolto dei vinti e ha rifiutato la vendetta offrendo, al posto di castigo e odio, verità e riconciliazione.

Danilo Franchi – Laura Miani

Chi siamo

Posted by admin On luglio - 11 - 2009ADD COMMENTS

incrociwebLe righe che seguono hanno un unico scopo: definire i compiti e i fini che si prefigge il nascente circolo culturale “incroci”. Crediamo che prima di iniziare sia d’obbligo una premessa diciamo pure metodologica. Queste righe non vogliono essere né uno statuto programmatico né un orientamento ideologico. Il nostro circolo non ha programmi prestabiliti se non quelli che di volta in volta i membri vorranno  mettere in atto. L’unico orientamento ideologico che potremmo qui rimarcare è quello dell’interesse alla multiculturalità. Proprio in virtù di questo principio non

ci identifichiamo né con un movimento politico né con un’istituzione di carattere religioso o sociale. La libertà di pensiero e la messa in comune di vissuti ed esperienze è la cifra significativa di un circolo come può esserlo “incroci”. L’incrociarsi, incontrarsi, stringersi, compenetrarsi di esperienze, vissuti, idee diverse è la ricchezza che un circolo come il nostro custodisce e crea. Solo dalla conoscenza, avvicinamento e presa di coscienza della diversità di opinioni, pensieri, vissuti ed esperienze può scaturire una cultura autenticamente libera e sincera ovvero capace di incontrare e intercettare i bisogni e le esigenze di una società complessa quale quella in cui siamo chiamati a vivere così come i bisogni più semplici e immediati del territorio sul quale operiamo. Per questo incroci è un circolo e non un centro né un ente promotore eventi. La ricchezza dell’esperienza e delle possibilità di questa associazione potranno fiorire al meglio solo se la cifra della condivisione dal basso sarà la cifra ultima. I membri fondatori così come chiunque vorrà entrare a far parte dell’associazione sono invitati a mantenere, anzi coltivare, i propri ideali e la propria formazione affinché sia messa al servizio degli altri. Finalità precipua del circolo non è dunque quella di organizzare eventi che abbiano come bacino d’utenza il territorio sul quale opera. Potranno anche esserci iniziative in collaborazione con le associazioni, movimenti, centri che già sono vivi e attivi sul territorio (in questo senso l’apertura alla collaborazione resta massima e, anzi, caldeggiata dai membri del circolo) ma scopo unico ed ultimo del circolo resta quello di promuovere la cultura attraverso l’incontro e scambio di iniziative in primo luogo orientate all’arricchimento culturale e spirituale (intendendo questo termine in un senso molto ampio) dei membri del circolo nella consapevolezza della necessità impellente di trovare un luogo in cui ritrovare il gusto per il pensiero e per l’analisi sulla società, per comunicare e sperimentare prospettive e orientamenti comuni e condivisi pur nella diversità dei vissuti. Crediamo infatti che in un momento storico come il nostro sia necessario tornare a ribadire l’importanza della riflessione e della conoscenza di quello che ci circonda per non correre il rischio di incappare in falsi ideologismi che non favoriscono l’integrazione e l’accoglienza di ogni genere di diversità che, in una società composita come la nostra, altro non è che la cifra della contemporaneità. Proprio per questo favoriamo l’incontro e il colloquio anche con chi ha culture diverse dalle nostre magari perché straniero, migrante, emarginato o diverso.
Queste righe sono scritte di proposito solo in positivo per non limitare, se non dal punto di vista degli scopi e delle

prospettive, le possibilità di questa associazione che, neonata, è ancora in fieri e si costituirà e ricostituirà ogni volta che un nuovo membro entrerà a farne parte. Sono certa che un’iniziativa come questa, possa e potrà essere molto utile, se opportunamente custodita da ogni forma di strumentalizzazione e banalizzazione, a ciascun uomo e donna che vorrà cercare un luogo di incontro e confronto fraterno per non bere la vita tutta d’un fiato ma per assaporarne ogni sorso, con la sua dolcezza e quel po’ d’amaro che ci riserva.

Statuto Atto Costitutivo:
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